Scheda studio

Dita sulla corda e rilascio: studio Kim 2017

Effect of Kinetic Degrees of Freedom of the Fingers on the Task Performance during Force Production and Release: Archery Shooting-like Action

Kitae Kim, Dayuan Xu, Jaebum Park2017

Citazione

Kim, K., Xu, D., & Park, J. (2017). Effect of Kinetic Degrees of Freedom of the Fingers on the Task Performance during Force Production and Release: Archery Shooting-like Action. Korean Journal of Sport Biomechanics, 27(2), 117-124. https://doi.org/10.5103/kjsb.2017.27.2.117

Cita lo studio
APA

Kim, K., Xu, D., & Park, J. (2017). Effect of Kinetic Degrees of Freedom of the Fingers on the Task Performance during Force Production and Release: Archery Shooting-like Action. Korean Journal of Sport Biomechanics, 27(2), 117-124. https://doi.org/10.5103/kjsb.2017.27.2.117

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Scheda tecnica

Disegno
Altro
Popolazione
Popolazione generale
Tipo
Articolo in rivista
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
Korean Journal of Sport Biomechanics (rivista regionale)

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Lo studio non usa archi né arcieri. Otto uomini destrimani di circa 30 anni hanno premuto con le dita su sensori di forza, come se tenessero una corda, per 5 secondi, e poi hanno lasciato andare il più in fretta possibile, in tre condizioni: con indice e medio, con indice, medio e anulare, con tutte e quattro le dita. Dalla forza al momento del rilascio un modello calcolava dove sarebbe arrivato un proiettile virtuale.

Con più dita la forza durante la tenuta si allontanava meno dal valore richiesto: l'errore, misurato come scarto quadratico medio, era più alto con due dita che con tre in tutte e tre le direzioni (avanti-indietro, alto-basso, destra-sinistra), e più alto che con quattro in avanti-indietro e alto-basso. Sul bersaglio virtuale la precisione, intesa come dispersione dei colpi da una prova all'altra, era migliore con tre dita che con due. La distanza media dal centro non cambiava tra le condizioni, e nemmeno il tempo per azzerare la forza o la sua variabilità.

Nel test di forza massima l'indice spingeva in media 29,75 newton, il medio 16,46, l'anulare 11,09 e il mignolo 14,93. Durante la tenuta, con più dita la componente laterale della forza cresceva verso il dorso della mano, e il medio e l'anulare ne portavano più dell'indice.

Come è stato misurato

I partecipanti, seduti, tenevano la spalla destra a circa 45 gradi di flessione e 45 di abduzione e premevano su quattro sensori a sei assi fissati a un telaio, orientati in modo che la spinta fosse orizzontale. La forza da mantenere era il 50% della forza massima delle quattro dita insieme, misurata in precedenza, con zero newton richiesti in alto-basso e di lato; un monitor mostrava le forze e il punto colpito. Ogni condizione aveva 25 prove, con 5 minuti di pausa tra una condizione e l'altra e 10 secondi tra le prove, e il momento del rilascio lo sceglieva il partecipante, senza un segnale esterno.

La fase di mira analizzata va da 1,5 a 0,5 secondi prima del rilascio; il rilascio comincia quando la velocità con cui la forza cala raggiunge il 5% del suo valore massimo e finisce quando la forza arriva a zero. Il proiettile virtuale aveva una massa di 1 kg, la corda virtuale una costante elastica di 0,7 N/m, e la velocità di partenza calava quanto più a lungo la forza restava sulle dita durante il rilascio. Le condizioni sono state confrontate con analisi della varianza per misure ripetute e test t appaiati.

Il metodo, spiegato: Sensori di forza: impugnatura, corda, dita e pedane

Limiti

Il compito somiglia al tiro solo nella struttura: tenere ferma una forza e poi lasciarla andare. Le dita spingono su sensori rigidi invece di tirare una corda che al rilascio scorre e le apre; non c'è un arco, non c'è allungo, non c'è il clicker, e il carico è una frazione della forza massima delle dita, ben diverso dal libbraggio di un arco tenuto in trazione. Il bersaglio è calcolato da un modello semplificato, in cui un rilascio più lento fa perdere energia al proiettile, e non da frecce reali.

Otto partecipanti sono pochi, l'articolo non dice se avessero mai tirato con l'arco, e i valori dell'errore, del tempo di rilascio e della precisione sono mostrati solo nei grafici, senza numeri nel testo. La condizione a quattro dita non corrisponde a una presa usata nel tiro con le dita, dove si usano di solito tre dita e a volte due. La differenza significativa nella precisione, infine, riguarda solo il confronto tra due e tre dita.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira con le dita il dato più vicino alla pratica riguarda il numero di dita sulla corda: in questo compito di laboratorio, con tre dita la forza restava più stabile e i colpi virtuali erano meno dispersi che con due, senza che il rilascio diventasse più lento. È coerente con la presa a tre dita, la più comune nel ricurvo e nell'arco nudo, ma non dimostra che chi tira con due dita, o con un'altra presa, perda precisione, perché nessuno ha tirato una freccia.

L'idea che più dita si compensino a vicenda gli errori viene dagli studi sul controllo motorio della mano e qui trova un riscontro nella forza di tenuta. Quanto conti con una corda che scorre, un arco in trazione e il clicker resta da misurare.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Effect of Kinetic Degrees of Freedom of the Fingers on the Task Performance during Force Production and Release: Archery Shooting-like Action. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/kim-2017-finger-force-release

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