Scheda studio
Analisi del movimento nel kyudo: studio Shoji 2013
Motion Analysis of the Japanese Bow for Archery
Citazione
Shoji, H., Hashimoto, S., Sakurai, T., & Hibino, I. (2013). Motion Analysis of the Japanese Bow for Archery. The Proceedings of the Symposium on Sports and Human Dynamics, 2013, 304-1-304-5. https://doi.org/10.1299/jsmeshd.2013._304-1_
DOI: 10.1299/jsmeshd.2013._304-1_Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Shoji, H., Hashimoto, S., Sakurai, T., & Hibino, I. (2013). Motion Analysis of the Japanese Bow for Archery. The Proceedings of the Symposium on Sports and Human Dynamics, 2013, 304-1-304-5. https://doi.org/10.1299/jsmeshd.2013._304-1_
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author = {Shoji, Hajime and Hashimoto, Shinya and Sakurai, Toshiaki and Hibino, Ikuo},
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Scheda tecnica
- Disegno
- Prova di laboratorio
- Popolazione
- Prove sull'attrezzatura, senza arcieri
- Oggetto della prova
- Attrezzatura, senza partecipanti
- Livello
- Non pertinente
- Disciplina
- Kyudo
- Tipo
- Atti di convegno
- Lingua
- Giapponese
- Revisione tra pari
- No
- Sede
- The Proceedings of the Symposium on Sports and Human Dynamics
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Questo breve lavoro di congresso descrive il primo passo di un progetto più ampio: gli autori vogliono arrivare a un metodo di insegnamento del kyudo che tenga conto insieme dell'arco e del corpo dell'arciere, e cominciano dall'arco da solo. Uno yumi in fibra di carbonio con corda di canapa è stato bloccato in una morsa per l'impugnatura, tirato e rilasciato, e il movimento delle due punte è stato filmato e confrontato con un modello al computer.
Prima del rilascio la punta superiore si era spostata di circa 240 mm e quella inferiore di circa 180 mm. Il modello dava 230 mm in alto e 220 in basso (nel testo gli autori scrivono circa 220 per entrambe): per la punta superiore il calcolo è vicino alla misura, per quella inferiore meno. Dopo il rilascio le due punte vibrano con ampiezze simili; la punta superiore è in ritardo di fase rispetto a quella inferiore, e dopo 3 secondi il movimento si è fermato. Nel calcolo, invece, la punta inferiore parte con oscillazioni ampie che si smorzano, mentre quella superiore oscilla poco ma più a lungo. Nel confronto la fase della punta superiore coincide abbastanza con la misura, mentre le prime oscillazioni no; per la punta inferiore l'ampiezza iniziale ha un andamento simile, ma la fase è diversa. Gli autori concludono che un modello fatto di corpi rigidi e molle dà risultati ragionevoli, ma che la divisione in segmenti e le costanti delle molle vanno ancora messe a punto.
Come è stato misurato
L'impugnatura era inserita in un profilato rettangolare di alluminio (120 per 35 per 20 mm, spessore 3 mm) stretto in una morsa. Con l'arco incordato la corda stava a 150 mm dall'impugnatura; è stata tirata all'indietro, parallela alla posizione di riposo, con una forza orizzontale di 300 N, e poi rilasciata. La corda è stata tirata fino a 700 mm dall'impugnatura; nella parte sul calcolo la trazione è di 700 mm dalla posizione di riposo della corda, cioè 850 mm dall'impugnatura. Il movimento delle punte è stato ripreso con una videocamera, di cui non è indicata la frequenza di ripresa, e nel testo non compare nessuna freccia.
Il modello è stato costruito con RecurDyn, un programma per l'analisi del moto di sistemi di corpi collegati: l'arco è diviso in 18 elementi rigidi e la corda in 3, uniti da molle rotazionali, con sezioni diverse per ogni elemento. I parametri da fornire sono la costante delle molle, lo smorzamento e la densità; nel calcolo la corda è stata tirata con la stessa procedura della prova.
Il metodo, spiegato: Modelli matematici e simulazioni negli studi sull'arco
Limiti
È un contributo di cinque pagine a un simposio, senza revisione paritaria, su un solo arco in fibra di carbonio. Non è indicato quante volte la prova sia stata ripetuta (gli autori parlano di buona ripetibilità senza mostrare dati), né la frequenza della videocamera, che conta per leggere vibrazioni rapide; nella copia letta i valori della tabella con le costanti del modello non si distinguono bene. L'arco era stretto in una morsa, quindi manca la mano dell'arciere, che è proprio la parte che il progetto vorrebbe studiare, e gli autori ammettono di non aver esaminato in dettaglio il contatto tra arco e supporto.
Nel testo non si parla di frecce, per cui il rilascio sembra avvenire a vuoto, una situazione diversa dal tiro. La trazione della prova è descritta come 700 mm dall'impugnatura, quella del calcolo come 700 mm dalla posizione di riposo della corda, cioè 850 mm dall'impugnatura: non è chiaro se fossero identiche, e la differenza tra le deformazioni misurate e calcolate potrebbe dipendere anche da questo. L'articolo è in giapponese, con abstract in inglese.
Cosa vuol dire per chi tira
Per un arciere non c'è nulla da portare sulla linea di tiro. Lo studio mostra che lo yumi, asimmetrico, non si piega allo stesso modo sopra e sotto l'impugnatura (circa 240 mm contro 180 mm di spostamento delle punte) e che, con l'arco stretto in una morsa, le due punte vibrano con fasi diverse dopo il rilascio per circa 3 secondi. Come cambi questo movimento quando l'arco è in mano a un arciere, con una freccia sulla corda, è la domanda che gli autori rimandano ai lavori successivi. È un tassello di modellazione utile a chi studia l'arco giapponese, non un risultato sulla tecnica.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
Articoli che lo usano
Filone di ricerca
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- 2008B4 Effect of Te-no-uchi in Japanese-style archery
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- 2019Nonlinear Dynamic Analysis of a Japanese bow (Nonlinear Spring Characteristics and Dynamic Behavior)
Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Motion Analysis of the Japanese Bow for Archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/shoji-2013-japanese-bow-motion
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