Scheda studio
Come si piega l'arco giapponese: Ohtsuki 2017
Analysis of Nonlinear Deformations in Japanese Bows (Application of Elastica Theory)
Citazione
Ohtsuki, A., & Ohshima, S. (2017). Analysis of Nonlinear Deformations in Japanese Bows (Application of Elastica Theory). Transactions of Japan Society of Spring Engineers, 62, 49-55. https://doi.org/10.5346/trbane.2017.49
DOI: 10.5346/trbane.2017.49Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Ohtsuki, A., & Ohshima, S. (2017). Analysis of Nonlinear Deformations in Japanese Bows (Application of Elastica Theory). Transactions of Japan Society of Spring Engineers, 62, 49-55. https://doi.org/10.5346/trbane.2017.49
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Scheda tecnica
- Disegno
- Simulazione
- Popolazione
- Modello, senza partecipanti
- Oggetto della prova
- Modello, senza partecipanti
- Livello
- Non pertinente
- Disciplina
- Kyudo
- Tipo
- Articolo in rivista
- Lingua
- Giapponese
- Revisione tra pari
- Sì
- Sede
- Transactions of Japan Society of Spring Engineers
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Lo studio descrive come si piega un arco giapponese, lo yumi del kyudo, quando lo si tende, usando la teoria dell'elastica, cioè il calcolo dei grandi spostamenti di una trave sottile e flessibile. Lo yumi reale è asimmetrico, fatto di strati di bambù e legno, e si impugna sotto il centro; gli autori lo riducono a una trave dritta e simmetrica, tenuta nel mezzo, con una corda più corta o più lunga della trave e un carico che tira il centro della corda.
Le equazioni, risolte con integrali ellittici, danno le curve che legano il carico allo spostamento della punta dell'arco, alla flessione del punto in cui si tira la corda, all'angolo della punta, al momento flettente, alla curvatura e allo sforzo sulla superficie del materiale. Le curve mostrate nei grafici, per lo spostamento e l'angolo della punta e per la flessione nel punto di trazione, hanno la stessa forma: all'inizio poco carico produce un grande spostamento, poi lo spostamento cresce sempre meno anche se il carico aumenta molto. Le misure fatte su una lamina di plastica, con corde di diversa lunghezza, seguono da vicino le curve teoriche.
Gli autori collegano questo andamento a un'esperienza dei praticanti esperti di kyudo: tirando la corda alla cocca con una forza sempre maggiore, la distanza tra impugnatura e corda non cresce nella stessa misura. L'articolo non riporta valori numerici per un arco reale: i risultati sono tutti in forma adimensionale, nei grafici.
Come è stato misurato
Il calcolo considera solo metà della trave, grazie alla simmetria, e si regge su alcune ipotesi dichiarate: materiale elastico, trave che non si allunga, sezioni che restano piane (l'ipotesi di Euler e Bernoulli) e nessuna deformazione per taglio. Il parametro che distingue i casi è il rapporto tra la lunghezza della corda e quella della trave. Sotto 1 la trave è già piegata e la corda è tesa, come in un arco incordato; a 1 la trave è dritta e la corda appena tesa; sopra 1 la corda è lenta.
Per la verifica gli autori hanno usato una lamina di PVC larga 17 mm, lunga 300 mm, spessa circa 0,71 mm, con un modulo di elasticità di 3,40 GPa, e corde lunghe da 210 a 450 mm. Hanno appeso pesi al centro della corda e letto gli spostamenti della punta e del centro della corda con un indice leggero su carta millimetrata fissata dietro la lamina.
Limiti
Il modello toglie proprio le caratteristiche che rendono lo yumi diverso dagli altri archi: l'asimmetria tra flettente superiore e inferiore, la presa sotto il centro, gli strati di materiali diversi, la curvatura e la sezione che cambiano lungo l'arco. Per ammissione degli autori è un'approssimazione, e l'articolo non stima quanto i risultati cambierebbero su un arco reale.
L'analisi è solo statica: descrive la forma dell'arco a carico fermo e non dice niente su quello che succede al rilascio, che secondo gli autori dura tra 20 e 30 millesimi di secondo, né sull'energia trasferita alla freccia. La verifica sperimentale è fatta su una lamina di plastica lunga 30 cm, non su un arco, e l'accordo con la teoria è descritto a parole, senza una misura dell'errore. Il collegamento con l'esperienza dei praticanti è un'interpretazione degli autori. Il testo è in giapponese, con un abstract in inglese; le equazioni nel testo estratto non si leggono e questa scheda si basa sulla loro descrizione.
Cosa vuol dire per chi tira
Per chi tira, nel kyudo o con l'arco olimpico, lo studio non dà indicazioni pratiche: descrive la statica di un modello semplificato e serve soprattutto a chi progetta archi o vuole calcolarne il comportamento. Il principio che se ne ricava è che nel modello l'arco si irrigidisce man mano che lo si apre: a parità di carico aggiunto il punto in cui si tira si sposta sempre meno, quindi ogni centimetro in più chiede più forza del precedente.
Secondo gli autori questo spiega in termini meccanici una sensazione nota a chi tira con lo yumi, ma il modello non dice a quale allungo l'irrigidimento diventi importante per un arco reale né se cambi il tiro. Sulle frecce, sullo spine e sulla velocità di uscita l'articolo non dice niente.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
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Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Analysis of Nonlinear Deformations in Japanese Bows (Application of Elastica Theory). In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/ohtsuki-2017-nonlinear-deformations
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