Scheda studio
Un robot che tira con l'arco ricurvo: Christmann 2022
Can a Robot Shoot an Olympic Recurve Bow? A preliminary study
Citazione
Christmann, G., Yu-Ren, L., Guerra, R. D. S., & Baltes, J. (2022). Can a Robot Shoot an Olympic Recurve Bow? A preliminary study. arXiv. https://doi.org/10.48550/arxiv.2212.11071
DOI: 10.48550/arxiv.2212.11071Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Christmann, G., Yu-Ren, L., Guerra, R. D. S., & Baltes, J. (2022). Can a Robot Shoot an Olympic Recurve Bow? A preliminary study. arXiv. https://doi.org/10.48550/arxiv.2212.11071
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Scheda tecnica
- Disegno
- Prova di laboratorio
- Popolazione
- Prove sull'attrezzatura, senza arcieri
- Oggetto della prova
- Attrezzatura, senza partecipanti
- Livello
- Non dichiarato
- Disciplina
- Arco olimpico
- Tipo
- Preprint
- Lingua
- Inglese
- Revisione tra pari
- No
- Sede
- arXiv
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Un gruppo di robotica di Taipei ha insegnato a un robot umanoide a impugnare, tendere e rilasciare un arco ricurvo, e ha misurato dove finivano le frecce. Il robot è un THORMANG3, alto 137,5 centimetri, 42 chili, 29 gradi di libertà, con una telecamera in testa; l'arco è un Cartel Sirius Plus da 66 pollici, 16 libbre a 28 pollici di allungo, con l'impugnatura fasciata di gommaschiuma perché la pinza riuscisse a tenerla. Il bersaglio viene riconosciuto cercando tre cerchi concentrici con la trasformata di Hough.
Le prove sono tre. Nella prima il robot tira dieci volte contro una parete a 10 metri senza nessuna correzione di mira, con una freccia di gomma a ventosa e 65 centimetri di trazione: i due impatti più distanti stanno a 62,14 centimetri in orizzontale e 9,34 in verticale, perché dopo ogni tiro il robot oscillava e ruotava un poco verso destra.
Nella seconda, dalla stessa posizione, il robot mira con la telecamera, correggendo l'imbardata in modo proporzionale e tenendo fisso il rollio. Il bersaglio è un disco da 49 centimetri di diametro, con il cerchio interno da 9,7 centimetri, appeso con il centro a 114,5 centimetri da terra. I dieci impatti stanno in 6,6 centimetri in orizzontale e 4,7 in verticale, ma il centro del gruppo cade a 27,85 e 25,96 centimetri dal centro del bersaglio: gruppo raccolto, e spostato di un quarto di metro.
Nella terza prova, in campo aperto e con frecce di 32 pollici, il robot ha mandato la freccia a 44 metri con 70 centimetri di trazione e 4 gradi di rollio, a 55 metri con 70 centimetri e 10 gradi, a 50 metri con 65 centimetri e 12 gradi. Le distanze sono state stimate riprendendo il tiro in video e misurando il punto di caduta su immagini satellitari.
Come è stato misurato
La freccia viene incoccata a mano da una persona a ogni tiro: il robot fa il resto. La pinza sinistra tiene l'arco, la destra prende la corda e la rilascia aprendosi. Le due braccia sono comandate con la cinematica inversa, calcolata con la pseudoinversa dello jacobiano, e il movimento di trazione segue il vettore che va dal rest alla cocca, perché scostarsene fa partire la freccia fuori bersaglio o la fa cadere dall'arco. La corda a riposo sta a 22 centimetri dal rest; da lì la pinza destra si chiude sulla corda e la porta al punto di allungo richiesto.
La mira funziona in due passaggi. Prima la telecamera cerca il bersaglio: immagine in scala di grigi, sfocatura gaussiana con nucleo 5, trasformata di Hough con raggio fra 10 e 30 pixel a 10 metri, poi otto profili di differenze di luminosità dal centro verso l'esterno, soppressione dei non massimi, e un cerchio è accettato se i tre massimi locali si susseguono con raggi coerenti. Serve almeno cinque profili positivi per dichiarare trovato il bersaglio.
Poi la correzione, calibrata a mano. Il robot tira alcune frecce con imbardata a zero, il bersaglio viene messo al centro della rosa ottenuta e quella posizione diventa il riferimento; poi il bersaglio viene spostato di lato e si cercano a tentativi i valori di imbardata che lo centrano, da cui il guadagno proporzionale. Il rollio resta un valore fisso.
Nelle prime due prove il robot non è stato spostato né riallineato, e la seconda è stata eseguita subito dopo la prima, con il bersaglio già appeso alla parete.
Il metodo, spiegato: Macchine lanciafrecce e robot negli studi sul tiro, Machine learning e visione artificiale negli studi sul tiro
Limiti
È un preprint su arXiv, dichiarato preliminare dagli autori stessi, e non ha passato una revisione tra pari. Il materiale è un robot solo, dieci tiri per condizione nelle due prove di precisione e un tiro per impostazione nella prova di distanza.
Nelle due prove di precisione la freccia non è una freccia: è un'asta di gomma con la ventosa, scelta per sicurezza. Il libbraggio è 16 libbre, cioè una frazione di quello che si usa in gara, e gli autori stessi osservano che per arrivare a 60 o 70 metri servirebbero flettenti più forti. Nessun tiro è stato valutato a punteggio e nessun arciere ha tirato per confronto, quindi il paragone con i tiratori umani resta una prospettiva, non un risultato.
Lo scarto sistematico della seconda prova non viene discusso. I dieci tiri cadono in pochi centimetri, ma il centro del gruppo è a circa 28 e 26 centimetri dal centro del bersaglio: la calibrazione raccoglieva il gruppo senza portarlo al centro, e l'articolo non spiega perché.
I numeri della prima prova non tornano fra loro: la «variazione» di 297,75 è espressa in centimetri ma è chiaramente una varianza, quindi le unità dei risultati non sono coerenti. Nella terza prova le distanze sono lette su Google Earth da un video, senza dati su vento e condizioni, e la freccia è descritta come in fibra di carbonio nei metodi e in fibra di vetro nei risultati.
Cosa vuol dire per chi tira
Lo studio non parla di tecnica, parla di macchine, e per questo serve a una cosa sola: mostrare quanto il supporto che tiene l'arco pesi sul risultato. Senza correzione di mira i dieci tiri si aprivano di 62 centimetri in orizzontale a 10 metri, mentre in verticale restavano sotto i 10. Non è l'arco: è il robot che fra un tiro e l'altro si spostava e ruotava verso destra, e la dispersione segue la direzione di quella rotazione. Con la mira guidata dalla telecamera i dieci tiri sono rientrati in circa 7 centimetri per 5.
L'altra cosa che si legge nei numeri è la distinzione fra gruppo raccolto e gruppo centrato. Dopo la calibrazione il robot ripeteva il tiro in pochi centimetri, ma il gruppo restava spostato di un quarto di metro dal centro: la ripetibilità del gesto e la taratura della mira sono due problemi separati, e risolvere il primo non risolve il secondo.
Niente di tutto questo dice che cosa faccia un arco in mano a una persona. Il libbraggio è 16 libbre, la freccia delle prove di precisione è di gomma con la ventosa, non c'è nessun punteggio e nessun arciere nel confronto. Gli autori stessi inquadrano il lavoro come un primo passo verso un robot che possa tirare su distanze di gara.
Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Can a Robot Shoot an Olympic Recurve Bow? A preliminary study. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/christmann-2022-robot
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